
LA CICALA E LA FORMICA
Chiedo scusa alla favola antica
se non mi piace l'avara formica.
Io sto dalla parte della cicala
che il più bel canto non vende, regala.- Scriveva Gianni Rodari nella sua filastrocca "Alla formica"
La favola della cicala e della formica è una delle narrazioni allegoriche più celebri della tradizione occidentale.
Nella versione originale greca, i protagonisti sono la tettigē (la cicala) e la myrmēx (la formica). Durante l'estate la cicala canta oziosamente mentre la formica accumula provviste. In inverno, ridotta alla fame, la cicala chiede cibo alla formica, la quale la respinge rimproverandola per non aver lavorato. La morale antica era severamente incentrata sull'importanza della previdenza, del lavoro e della pianificazione contro l'imprevidenza.
La celebre favola della cicala e della formica, tramandata nei secoli da Esopo e ripresa in età moderna da Jean de la Fontaine, dipinge un quadro netto: da un lato la formica laboriosa che accumula provviste per l'inverno, dall'altro la cicala oziosa che canta e si ritrova, al freddo, priva di aiuto. Nella versione classica la formica ammonisce freddamente la cicala con la celebre battuta: «Cantavate? Ne sono lieto. Ebbene, ora ballate!».
Nella tradizione classica europea, la favola celebra l'etica del risparmio e del sacrificio materiale. La cicala rappresenta il rischio dell'imprevidenza, mentre la formica incarna il dovere e la disciplina.
Ma esiste un'altra versione, che non in molti conoscono. Ce l'ha raccontata spesso Valentina, che da giovane ha vissuto per un lungo periodo in Brasile.
Nella tradizione e nella letteratura brasiliana, la narrazione si evolve in una chiave profondamente umana ed empatica. In molte versioni raccontate ai bambini, la storia prende una piega inattesa: mentre la formica fatica sotto il sole cocente per riempire la dispensa, la cicala non sperpera il proprio tempo nell'indolenza, ma accompagna la fatica della compagna con il suo canto melodioso, allietando le lunghe giornate lavorative e rendendo la fatica meno pesante. Quando sopraggiunge l'inverno, la formica riconosce il valore inestimabile di quel canto che ha nutrito lo spirito e riscaldato l'anima durante la fatica estiva. La porta si apre, la cicala viene accolta e rifocillata, in un abbraccio di reciproca gratitudine dove il pane e la musica hanno pari dignità.
"La cicala e la formica buona" (A cigarra e a formiga boa) è una celebre riscrittura della classica favola pubblicata nel 1921 dall'autore brasiliano Monteiro Lobato. A differenza della versione classica, la formica accoglie la cicala riconoscendo il valore dell'arte e della musica come un lavoro essenziale per rallegrare la comunità. Lobato trasmette così un profondo insegnamento sul valore spirituale degli artisti e dei musicisti nella società.
In questa riscrittura, la formica accoglie e nutre la cicala durante il maltempo. La cicala ripaga l'ospitalità allietando il formigueiro (formicaio) con la sua arte e la sua musica.
Mentre la versione classica esalta il valore del lavoro duro e della previdenza, l'adattamento di Lobato lancia un messaggio diverso e molto sentito in Brasile: gli artisti, i poeti e i musicisti sono considerati "le cicale dell'umanità", e la loro arte ha un valore sociale importante che merita rispetto e sostegno, bilanciando il lavoro materiale con la bellezza della creatività.
La Cicala e la Formica Buona (La versione di Monteiro Lobato)
Nel mondo delle formiche, l'inverno è la stagione della disperazione. Tutti i formicai chiudono le loro porte e le formiche si godono le ricchezze accumulate durante l'estate.
Un
giorno, una cicala, stremata dal freddo e dalla fame, bussò alla
porta di un formicaio.
Venne ad aprire una formica giovane, magra
e dall'aspetto gentile.
—
"Cosa
vuoi?" — chiese la formica.
— "Una goccia di
sciroppo o un briciolo di foglia, per favore. Sto morendo di freddo e
di fame."
La
formica la guardò con curiosità:
— "E cosa hai fatto
durante la bella stagione, che non hai messo da parte nulla?"
—
"Io? Io cantavo. Cantavo sul ramo del grande albero."
La
formica si ricordò di quell'estate e disse:
— "Ah! Allora
eri tu che cantavi mentre noi lavoravamo? Ricordo che la tua musica
rendeva il nostro lavoro molto più leggero. Ci dava allegria e le
giornate volavano!"
La
formica buona aprì la porta, fece entrare la cicala e le disse:
—
"Entra, amica mia! Qui c'è cibo in abbondanza per te. Tu hai
cantato per noi in estate, e ora noi ti sosterremo in inverno. La tua
musica è stata il regalo più bello."
Da quel giorno, le cicale e le formiche capirono che il lavoro materiale e l'arte devono vivere insieme.
E' stata una lunghissima e caldissima estate
Noi l'abbiamo vissuta tra l'impegno della formica e la gioia della cicala. Questa splendida armonia tra l'operosità e la bellezza è esattamente ciò che viviamo e respiriamo qui a Terra di Ilizia. Nel cuore verde di Ozzero, immersi nella quiete del Parco del Ticino, le nostre giornate trascorrono all'insegna di un impegno costante e instancabile, degno della formica più laboriosa: abbiamo curato la terra, seguito la crescita dei prodotti orticoli, gestito la bottega e accolto i nostri ospiti. Ma non abbiamo mai smesso di essere anche un po' cicale. Tra un raccolto e l'altro abbiamo coltivato la gioia dello stare insieme. Il nostro modo di vivere e lavorare in azienda unisce proprio queste due anime: la concretezza della terra e la gioia di vivere. Noi siamo come la formica. Ma anche come la cicala. Perchè una cosa non deve necessariamente escludere l'altra.
